Visualizzazione post con etichetta citazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta citazioni. Mostra tutti i post

sabato 9 settembre 2017

Scrivere significa

"Scrivere significa: contemplare la lingua, e chi non vede e ama la sua lingua, chi non sa compitarne la tenue elegia né percepirne l'inno sommesso, non è uno scrittore".

G. Agamben, Il fuoco e il racconto, p.14.

O MIA CAPITALE!


mercoledì 19 ottobre 2011

Dai un appuntamento a una ragazza che legge

Non potevo non postarlo (ho la tessera della biblioteca da quando avevo cinque anni nb).

“Dai un appuntamento ad una ragazza che legge. Dai un appuntamento ad una ragazza che spende il suo denaro in libri anziché in vestiti. Lei ha problemi di spazio nell’armadio perché ha troppi libri. Dai un appuntamento ad una ragazza che ha una lista di libri che vuole leggere, che ha la tessera della biblioteca da quando aveva dodici anni.

Trova una ragazza che legge. Saprai che lo fa perché avrà sempre un libro ancora da leggere nella sua borsa. E’ quella che guarda amorevolmente sugli scaffali di una libreria, quella che tranquillamente emette un gridolino quando trova il libro che vuole. La vedi odorare stranamente le pagine di un vecchio libro in un negozio di libri di seconda mano? Questo è il lettore. Non può resistere dall’odorare le pagine, specialmente quando sono gialle.

Lei è la ragazza che legge mentre aspetta in quel caffè sulla strada. Se dai una sbirciatina alla sua tazza, la sua panna non proprio fresca galleggia in superficie perché lei è già assorta. Persa nel mondo dell’autore. Siediti. Potrebbe darti un’occhiataccia, poichè la maggior parte delle ragazze che leggono non amano essere interrotte. Chiedile se le piace il libro.Offrile un’altra tazza di caffè.

Falle sapere ciò che tu davvero pensi di Murakami. Vedi se sta leggendo il primo capitolo di Fellowship. Cerca di capire che se dice che ha compreso l’Ulisse di Joyce, lo sta solo dicendo perché suona intelligente. Chiedile se ama Alice o se vorrebbe essere Alice.

E’ semplice dare un appuntamento ad una ragazza che legge. Regalale libri per il suo compleanno, per Natale e gli anniversari. Falle il dono delle parole, in poesia, in musica. Regalale Neruda, Pound, Sexton, Cummings. Falle sapere che tu comprendi che le parole sono amore. Capisci che lei sa la differenza che c’è fra i libri e la realtà ma che per dio, lei sta cercando di rendere la sua vita un poco simile al suo libro preferito. Se lo fa, non sarà mai colpa tua.

Ha bisogno di essere stuzzicata in qualche modo.Mentile. Se comprende la sintassi, capirà che hai la necessità di mentirle. Oltre le parole, ci sono altre cose: motivazione, valore, sfumature, dialogo. Non sarà la fine del mondo.

Deludila. Perchè una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine. Perché le ragazze come lei sanno che tutto è destinato a finire. Che tu puoi sempre scrivere un seguito. Che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe. Che nella vita si possono incontrare una o più persone negative.Perché essere spaventati da tutto ciò che tu non sei? Le ragazze che leggono comprendono che le persone, come i caratteri, si evolvono. Eccetto che nella serie di Twilight.

Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta. Quando la trovi alle due di notte stringere un libro al petto e piangere, falle una tazza di the e abbracciala. Potresti perderla per un paio d’ore ma tornerà sempre da te. Lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre.

Chiedile la mano su una mongolfiera. O durante un concerto rock. O molto casualmente la prossima volta che lei sarà malata. Mentre guardate Skype.Le sorriderai apertamente e ti domanderai perché il tuo cuore ancora non si sia infiammato ed esploso nel petto. Scriverete la storia delle vostre vite, avrete bambini con strani nomi e gusti persino più bizzarri. Lei insegnerà ai bimbi ad amare Il Gatto e il Cappello Matto e Aslan, forse nello stesso giorno. Camminerete insieme attraverso gli inverni della vostra vecchiaia e lei reciterà Keats sottovoce , mentre tu scrollerai la neve dai tuoi stivali.

Dai un appuntamento ad una ragazza che legge perché te lo meriti. Ti meriti una ragazza che possa darti la più variopinta vita immaginabile. Se tu puoi solo darle monotonia, e ore stantie e proposte a metà, allora è meglio tu stia da solo. Se vuoi il mondo e i mondi oltre ad esso, dai un appuntamento ad una ragazza che legge.

O, ancora meglio, dai un appuntamento ad una ragazza che scrive”.

Rosemarie Urquico

venerdì 2 settembre 2011

Festival della mente

Settembre mese d'innumerevoli iniziative interessanti, oltre che di esami -sigh! - proprio in questi giorni è in corso il Festival della Mente di Sarzana (Sarzana, 2-4 Settembre http://www.festivaldellamente.it/) con 80 eventi tra lezioni, laboratori e spettacoli, dedicati alla creatività. Tra i numerosi partecipanti in particolare sono due le personalità che avrei voluto incontrare: Luce Irigaray e Michela Marzano. La prima - filosofa psicoanalista belga, e figura di spicco nel movimento femminista con il suo saggio 'Speculum' - nel suo intervento (il 4 Settembre alle 19) illustrerà il rapporto tra psicoanalisi e yoga approfondito nel suo ultimo testo: 'Una nuova cultura dell'energia. Al di là di Oriente e Occidente'. Irigaray mette in guardia sul progressivo venir meno del rapporto natura uomo, in cui quest'ultimo si è costruito un mondo parallelo dove abita senza coltivare la sua energia naturale e relazionale. "Per questo ritengo importante creare legami con culture, come quella orientale, che si sono sviluppate in continuità con la natura, anziché in opposizione ad essa", afferma inoltre: "Yoga e psicoanalisi sono complementari. La psicoanalisi si sforza di liberare un'energia anzitutto psichica bloccata da traumi vissuti nell'infanzia. Lo yoga invece interviene sull'energia fisica e ci rende consapevoli dei nostri potenziali energetici grazie a una pratica corporea".

Non conosco le ultime ricerche di questa filosofa, non so quanto possano essere originali o meno, in un certo senso le derive etiche del pensiero relazionale mi annoiano un po', ma ciò non toglie che sia stata una delle grandi del movimento femminista e Speculum è davvero un libro fondativo ricchissimo di concetti e di simboli, una tra tutti lo specchio concavo, lo speculum, appunto:

"Avrete notato, d'altra parte, che la polarizzazione della luce per esplorare le cavità interne si fa, in modo paradigmatico, mediante uno specchio concavo. Bisogna concentrare i raggi troppo deboli dello sguar­do solare, dello sguardo soleggiato, perché sia illuminato il fondo delle caverne. La tecnica scientifica ha dunque ripreso le proprietà di con­densazione dello "specchio ardente" per penetrare il mistero del ses­so della donna, operando una nuova spartizione tra i poteri del me­todo sperimentale e quelli della "natura." Si ripete così la de specula­rizzazione del materno e del femminile? Scientifità dell'oggetto co­struito che tenta di esorcizzare i disastri del desiderio. Lo mortifica analizzandolo da tutti i punti di vista, ma per finire lo lascia intatto. Altrove, che brucia ancora" (cit. p. 141)

Ma la mia curiosità va soprattutto a Michela Marzano, (filosofa italiana classe 1970 residente e insegnante a Parigi) che presenterà il libro autobiografico dove racconta della sua anoressia: "Volevo essere una farfalla" da poco edito da Mondadori. Riporto qui una suo commento uscito su Repubblica il 26 Agosto:

Perché l’ anoressia non è una cosa di cui ci si deve vergognare. L’ anoressia non è né una scelta, né un’ infamia. L’ anoressia è un sintomo. Che porta allo scoperto quello che fa veramente male dentro. La paura, il vuoto, l’ abbandono, la violenza, la collera. È un modo per proteggersi da tutto ciò che sfugge al controllo. Anche se a forza di proteggersi si rischia di morire. E per imparare a vivere si deve avere il coraggio di dare un senso a tutta questa sofferenza. Certo, per uscirne non esistono formule magiche. Come pretendono alcuni. Come forse sarebbe bello che fosse. Ma esiste qualcosa che è più forte delle semplici formule: la forza delle parole. Quelle che permettono di ripercorrere mille e mille volte sempre le stesse cose. Gli stessi attimi. Le stesse incertezze. Gli stessi rimpianti. E poi, come per magia, il pensiero riappare. E ci aiuta a ritrovare il bandolo della matassa. Quell’ istante preciso in cui qualcosa si è interrotto. E che prima ci si illudeva di poter dimenticare per fare “come se” nulla fosse mai accaduto. Barricandosi dietro ad un pensiero razionale capace, certo, di spiegare tutto, ma in realtà incapace di aprire la porta ai perché della vita. E allora ho capito come mai avessi deciso di diventare una filosofa. Perché se c’ è una disciplina che fa dei “perché” il punto di partenza e di arrivo è proprio la filosofia. Non quella astratta né quella perentoria. Ma quella incarnata che si costruisce intorno all’ evento, come direbbe Hannah Arendt. Quell’ evento che appare nel mondo e lo trasforma. E che obbliga, nonostante tutto, a trovare alcune risposte. Io queste risposte le ho trovate. Ed è anche attraverso la mia anoressia che ho imparato a vivere. Senza quella sofferenza, forse, non sarei diventata la persona che sono. Probabilmente non avrei capito che la filosofia è un modo per raccontare la finitezza e la gioia. Gli ossimori e le contraddizioni. Il coraggio immenso che ci vuole per smetterla di soffrire e la fragilità dell'amore che dà senso alla vita. è questo che ho voluto raccontare nel mio libro. Per condividerlo con gli altri. Per mostrare che c'è un modo per uscirne. Una filosofia della resistenza e della speranza."

Una filosofia della resistenza e della speranza... Speranza non mi piace granché come termine, troppo 'Cristiano', mentre resistenza è un obbligo. Un obbligo che se cade sei nel blackout del pensiero, sostituito dal sintomo del sedicente pensiero anoressico che solo chi ha vissuto può intendere. La forza delle parole. Le parole che l'anoressica sotterra nel corpo così altamente e terribilmente alfabetizzato da non poter dire nient'altro che quello per via di un controllo che si fa incontrollabile. Labile come l'evento che non si abita, ma si conteggia, per corteggiarlo meglio, a distanza, lontano lontano dove la vita non può far male. Cazzate, prima te ne accorgi più possibilità hai di uscirne, ché di formule magiche no - non ce ne sono.






giovedì 1 settembre 2011

Nuovo blog

Ufficialmente il primo post di questo blog, mentre quelli scorsi sono presi da un mio blog precedente dove parlavo in generale dei miei casini...
Ho deciso di aprire un nuovo blog essenzialmente per parlare di ciò che m'interessa, letteratura soprattutto, ma non mi piace limitarmi, e non ho vere e proprie intenzioni programmatiche quindi resto aperta a svariate influenze.

Il titolo provvisorio che ho dato è infatti 'In metamorfosi', deriva da un saggio di Rosi Braidotti che ho letto quest'estate e mi ha particolarmente ispirato e quindi lo prendo come testo base per costruirmi questo nido virtuale, altro testo fondamenta con cui ho deciso di iniziare il blog è 'Millepiani' che continua a rimanere un oggetto del desiderio impossibile (o proibito?) per me, sicuramente perché non lo capisco, e ancora di più perché l'ho lasciato nello zaino leopardato fucsia che ho dimenticato in macchina da una mia amica, e questa mia amica non abita vicino, quindi aspetto di vederla per farmi riportare il libro. Tutta la mia vita mi sembra una storia di perdite, smarrimenti, e desideri che ruotano intorno a dei libri. Ai libri in quanto oggetti, strani attrattori, lividi sapienti, ferite sorgive, cancrene aurorali, e qui c'è Bataille che mi fa l'occhiolino...

Come egida c'è una vignetta di Daria e Jane, quest'ultima tiene in mano una copia di Howl di Ginsberg di cui cita l'incipit per poi colorirlo del tipico cinismo che rende famoso il cartone televisivo. Ha ragione? Non ci sono menti brillanti nella mia generazione? La generazione dei nati a cavallo tra anni '80 e '90; anni in cui qualcun'altro faceva finire il Secolo, cosiddetto 'breve', all'ombra del crollo del Muro. La generazione di chi il giorno dell'11 Settembre giocava a nascondino in giardino, la generazione di chi sta studiando o si sta arrangiando per cercare un lavoro che più determinato non si può. La precarietà è prima di tutto culturale. Quando c'è crisi le prime cose che si tagliano sono i servizi, i beni cosiddetti superflui, perché con la cultura non si mangia, si dice, ma a me serve per respirare. I libri sono bombole di ossigeno nella vita quotidiana d'immersione nell'abisso del banale, dell'idiota, del mercato...

Lunga vita ai cervelli migliori, non in fuga - ma in corsa - verso un punto d'arrivo in questa cartografia del disastro che abitiamo con indifferenza, rabbia, o se va bene: indignazione.






Un giorno questo libro ti sarà (in)utile?

31/08/011

Oggi ho letto "Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Peter Cameron, Adelphi edizioni. Ne avevo letto delle citazioni che mi erano piaciute così in biblioteca ho deciso di prenderlo. Si legge tutto d'un fiato, in meno di tre ore, non è un capolavoro, la trama non è particolarmente originale: romanzo di formazione sulla falsariga delGiovane Holden, molto simile anche a "Ragazzo da parete" di Chbosky Stephen, (Frassinelli, 2006) che avevo letto sempre da adolescente. Il protagonista del romanzo di Cameron è James, un ragazzo di diciott'anni che vive a New York con la madre e la sorella Gillian. Ha un rapporto problematico con le persone, l'ossessione per la precisione verbale, una confusa identità sessuale e nessuna voglia di andare all'università perché vuole evitare di stare in un posto pieno di coetanei spocchiosi. La sua ambizione è piuttosto comprarsi una casetta nel Kansas dove leggere tutto il tempo Trollope.
Insomma, cose già sentite... Ci sono alcuni passaggi interessanti specie nei dialoghi del ragazzo con la psichiatra o con sua nonna, lo stile è scorrevole, qualcuno dice 'delicato', la chiusura dei paragrafi lascia sempre un velo di amarezza, malinconia, la stessa del ragazzo nel percepire il mondo da cui si sente escluso. Una specie di voce narrante alla Houellebeck, per chi lo conosce grande cantore del cinismo e della disillusione postmoderna - certo è che non raggiunge la stessa potenza nichilista - e nemmeno ne ne ha l'ambizione. Una 'Solitudine dei numeri primi', ma con una prosa di qualità un po' più matura mi viene da definirlo, poi vedete voi, di roba da leggere ce n'è - per fortuna -.

Concludo con una citazione che mi ha colpito:

"A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde. Ora la tua ti può sembrare una sciagura che ti complica la vita, ma sai...godersi i momenti felici è facile. Non che la felicità sia necessariamente semplice. Io non credo, però, che la tua vità sarà così, e sono convinta che proprio per questo tu sarai una persona migliore. Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono - un dono crudele, ma pur sempre un dono. "

25/08/011

Non permettiamo alle cazzabubbole di rovinarci la vita.

E dopo questa perla di saggezza vado a letto, anzi visto che ci sono già vado sotto, non sotto il letto, bensì: sotto il lenzuolo trapuntato che riveste il mio letto, mentre è curioso che stamane - dopo aver cercato per un'ora in lungo e in largo in camera mia un libro - l'abbia trovato proprio sotto il letto! Il libro in questione è un saggio molto bello che consiglio a tutti gli appassionati di estetica e arte contemporanea: 'Trasgressioni - I colpi proibiti dell'arte' di Anthony Julius, per Bruno Mondadori editore. Come da titolo l'autore si prefigge di ripercorrere la storia dell'arte nei suoi ultimi centocinquant'anni in luce dell'anti-categoria del trasgressivo.

Riporto un estratto:

La trasgressione è un istinto culturale, il desiderio di rivoluzionare quello che la cultura stessa ha prodotto. Emersa alla metà del XIX secolo, divenne una pratica artistica. Inaugura lo sviluppo dei generi; ne mette in discussione il fondamento, stabilisce degli antigeneri. Ma non esiste un genere trasgressivo in sé. È piuttosto una pratica per smontare la teoria, è un’estetica separata e anche - in varia misura - un aspetto di qualunque opera d’arte degna di più di uno sguardo, di qualunque opera d’arte che non sia totalmente conforme alle regole e priva della benché minima audacia. La trasgressione riguarda la necessaria violenza dell’artista nei confronti dei suoi predecessori (ricordiamo il motto di Picasso, «In arte bisogna uccidere il proprio padre»), e riguarda anche l’impegno dell’arte «a una perpetua rivoluzione immorale dell’ordine esistente» (il progetto di Apollinaire). Riguarda gli aspetti più caratteristici della modernità, e anche l’assurdità di rinchiudere l’arte moderna in categorie, anche nella contro categoria del trasgressivo. […] Se si tratta di un’estetica, allora lo è solo perché è un’antiestetica che ipoteticamente si muove in tre direzioni: la violazione delle regole dell’arte, la violazione dei tabù, l’opposizione politica.

Ma l’autore del saggio non intende assolutamente riordinare l’arte moderna in relazione a queste tre visioni, in quanto sono tipologie ideali non corrispondono ad alcuna opera d’arte specifica, anche se numerose opere possono essere capite, almeno in parte, in relazione ad esse. Ed è significativo come per me le opere e gli autori che mi stanno più a cuore siano riconducibili ud una o tutte e tre le classi sopra citate, penso in primo luogo a Manet e in secondo a Duchamp. Entrambi pionieri di quella rivoluzione del gusto che a suo tempo fece disgusto, oggi la déjuner sur l'herbe non shocca più nessuno, la Monna Lisa baffuta ci fa sorridere, eppure ci fornisce un modello, fa parte di una tradizione che in quanto tale è pronta per essere trasgredita a sua volta. L'arte è questo gioco al rilancio, che , per citare Mallarmé: Jamais N'Abolira Le Hasard.

«L’arte non è l’attuazione di un canone di bellezza, ma quello che l’istinto e l’intelligenza riescono a concepire al di là di esso» Picasso


Ancora libri

12/08/011

Oggi ho comprato altri libri su ibs, in questo periodo sono compulsiva aiuto! Però devo dire che sono soddisfattissima della scelta di ogni singolo volume, tra cui 'Il secolo' e 'Il corpo dell'artista' che avevo già avuto modo di leggere-consultare, ma ho deciso di prendere perchè li ritengo dei libri che forniscono ottimi strumenti di pensiero su concetti che mi trovo spesso ad affrontare: la storia come succedersi d'idee legate all'arte, al corpo, alla produzione artistica ecc... Mentre il libro su Deleuze l'ho preso più per diletto, primo perchè in questo periodo sto approfondendo il suo pensiero, secondo perchè edito dalla Shake casa editrice da me molto apprezzata, terzo perchè era in sconto al 50%. Soldi spesi bene insomma! :)



Gilles Deleuze popfilosofo, Massimiliano Guareschi, Shake.

Gilles Deleuze è forse l'ultimo classico della filosofia del Novecento. La sua opera tuttavia non interessa solo i filosofi. Alcuni dei concetti deleuziani più fortunati, come differenza, divenire, desiderio, molteplicità e nomadismo, circolano da qualche decennio nei più diversi ambiti, dall'arte all'underground, dal pensiero femminile ai movimenti. A fronte di tale crescente interesse, il volume di Massimiliano Guareschi si propone di fornire un'introduzione, una via di accesso al pensiero deleuziano, esplicitamente pensata per i non specialisti di cose filosofiche, per coloro che pur avvertendo il fascino di una delle più anticipatorie avventure concettuali del nostro tempo non sono riusciti, per varie ragioni, ad affrontare direttamente i testi dell'autore francese.

Il corpo dell'artista, a cura di Tracey Warr, Phaidon.

Un'analisi sull'uso crescente del corpo dell'artista come soggetto e materia di opere d'arte. Uno studio sulla nscita di nuove forme d'espressione come la body art, l'happening, la performance e altri tipi di arte dal vivo. Il volume raccoglie più di 250 immagini che delineano la storia in grande parte sconosciuta di queste opere d'arte talvolta davvero controverse. Introduzione di Amelia Jones.


Il secolo, Alain Badiou, Feltrinelli.

Il libro, pubblicato in Francia nel 2005, nasce da un ciclo di conferenze tenute da Alain Badiou nel triennio 1998-2001 su invito del Collège international de philosophie e dedicate al ventesimo secolo. Come impostare la riflessione su un secolo che, di volta in volta, viene definito il secolo totalitario, il secolo sovietico, il secolo liberale? Il problema, concettualmente, non è scegliere un tipo di unità obiettiva o storica (l'epopea comunista, o il male radicale, o la democrazia trionfante...), il punto non è ciò che è successo nel secolo, bensì ciò che vi si è pensato.Che cosa viene pensato, dunque, dagli uomini di questo secolo che non sia soltanto la prosecuzione di un pensiero anteriore?

Millepiani (05/08/011)



Il mio oggetto del desiderio, questo libro, o forse dovrei chiamarlo momumento del pensiero decostruzionista, antagonista, anarco-filosofico dell'era postmoderna:


Ho a casa altri libri di Deleuze che ancora non ho letto nel modo dovuto, ma mi sembrano meno appetibili rispetto a Millepiani; non so descrivere il fascino che mi esercita, il magnetismo che mi ha spinto a prendere ieri in Feltrinelli - dopo una mattinata passata comunque sui libri in biblioteca e università - questo oggetto da più di 600 pagine così pregno di significato nelle mie mani, le mie mani attaccate alle mie braccia unite al mio corpo - dolorante per il peso di uno zaino viola contenente troppi beni essenziali (tra cui la rivista di Fikafutura by Shake edizioni). Seduta sulla sedia di cartone della Feltrinelli mi sono messa a leggere il piano del Corpo Senza Organi, e ho capito, ho capito finalmente la tirannia dell'organismo-stato concettualizzato da Artaud, di cui purtroppo è rimasto schiacciato nella demenza di un pensiero troppo radicale. Non è mia intenzione in questa sede parlare di capitalismo e schizofrenia solo elaborare impressioni, sperimentare il pensiero che dal mio corpo avanza.
Non l'ho comprato, non avevo abbastanza $ c'era anche quello zainetto a fiori da Accessorize che sarebbe stato il degno contenitore di tutti quei piani impaginati dopo oltre trent'anni dalla prima edizione: 1980 - 2011. Ho le vertigini. Leggere e metabolizzare concetti così densi mi spossa e mi esalta più di un coito.