Abbiamo conosciuto l’alfabetizzazione, la stabilità
alimentare, l’allungamento della vita media, gli SSRI, l’alcolismo, la bulimia,
l’acredine dell’adolescenza, l’inter-rail, le autostrade, gli outlet, le carte
di credito, le startup, i trucchi da due soldi di Kiko, la blasfemia, i meme, l’intolleranza
al glutine, gli hamburger gourmet. E poi le seghe, seghissime, sempre. Allora
come adesso. Nessuno può sbregare la maschera al volto delle cose, perché
nessuno vuole sapere che c’è una maschera appiccicata elle cose, che basterebbe
scrostarla per essere diversi, per essere vivi, forse. La cosa certa è che
siamo stati programmati per estinguerci prestissimo e non lo sappiamo. La cosa
certa è che abbiamo cominciato a soccombere al compimento del diciottesimo
anno, ai diciannove eravamo già in metastasi, a vent’anni: sotterrati vivi.
Tenere al guinzaglio la morte è l’unico vero lavoro, il che vuol dire tenere a
bada l’idea che ho anch’io di morire. Il nostro secondo lavoro è cercare di
disintossicarci dai disturbi alimentari: un circolo vizioso di ingrassamenti e
dimagrimenti impercettibili, eppure mostruosi. Questo secondo lavoro ci tiene
parecchio impegnati, e almeno, devo dire, ci distrare dalla morte. Un tanto
siamo impegnati a scegliere la birra artigianale, che ci gratifica parecchio,
un tanto siamo presi dall’idea di comprare i generi alimentari di prima
necessità, tipo tonno e insalata e pasta e latte. D’altro canto il nostro frigo
è sempre semi-vuoto, la nostra fame sempre la stessa violenza impellente, i
nostri occhi hanno le carie dentro, la stessa disperazione priva di doppio
fondo. Sono occhi leggermente arrossati, rigati, strabiliati; occhi accerchiati,
fotografati, allungati, dopati, stanchi, stanchi, sempre più stanchi e
aggiogati dal sistema binario della rete. Va tutto bene, sempre meglio che
affrontare la ferocia dell’Italia schiantata e il nostro frigo semi-vuoto. Voi
la vedete, ma è un vedere malato, voi dite di vedere ma il vostro è il vedere
di un cieco (Giovanni 9.1-4), e io il fango che fa miracoli e toglie i peccati
del mondo non ce l’ho, non ce lo metto. La mia scrittura è uno sputo che niente
impasta se non l’umore di un corpo malato. La mia scrittura è tutta qui: una
serie di tentativi ininterrotti d’affrancamento dal gioco del corpo malato.
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mercoledì 13 settembre 2017
sabato 3 settembre 2011
Perché un altro blog (contemporaneo)
Forse è bene che torni sulla questione sulle necessità che mi hanno portato ad aprire questo blog:
Che cos'è un "contemporaneo"? Uno che ci piacerebbe ammazzare, senza sapere bene come.
diciamo subito che sono circa quattro anni che frequento la blogosfera in modo attivo, in questi quattro anni ho tenuto due blog, uno su Splinder e l'altro su Blogger. Il primo dove esercitavo la (ig)nobile arte del DADA e il secondo dove esercitavo il molto meno interessante sfogo personale. In modo diverso sono stati entrambi importanti per me, innanzitutto perché mi hanno messo in contatto con persone con cui ho stretto un bel rapporto di amicizia anche fuori dalla rete, in secondo luogo perché sono stati dei raccoglitori d'idee e sensazioni che hanno seguito in un certo senso la mia crescita come persona. Ma ora sento che per me è finito un periodo di cupo autoreferenzialismo, e a ventitré anni ,forse, è arrivato il momento di guardarsi intorno in modo più costruttivo. Ciò non toglie che le mie passioni sono una strana miscela di post-strutturalismo e kitsch sfrontato. Bene, ne sono cosciente, e in fondo non è poi così male... Ho aggiunto una serie di immagini nella parte destra, con i link di riferimento agli artisti, che testimoniano il mio gusto per la Lowbrow Art e il Pop surrealismo. Mi piacciono queste correnti, le sento molto vitali e connesse sia con i movimenti underground-punk, e ricettive nei confronti di una certa tradizione artistica, fantastica, soprattutto. Magari dedicherò un post più specifico a riguardo...
La citazione di Cioran è fulminante, come suo solito, sottilmente malefica. Particolare anche il fatto che nella domanda sostituisca il 'chi' con il 'cosa', il dasein vs. il feticcio. Crisi del soggetto, ,strano Odradek con cui il contemporaneo deve con-frontarsi. Melanconia, sole nero del contemporaneo. Istinto omicida verso il prossimo nostro contemporaneo Altro. Imbarazzo nel non riuscire a compiere quel gesto, perché chi legge è sempre contemporaneo - chi scrive invece può, anzi è, sempre già morto - chi legge è sempre imbarazzato nel trovarsi davanti alla domanda senza risposta dell'Autore. Ma la risposta Cioran ce la dà, ce la dà per assurdo. Come è assurdo l'aspirante suicida che rinuncia al suo gesto per mancanza d'idee, precisamente idee sulla tecnica da impiegare per finirsi. La scrittura si può situare per lo stesso dilemma: voglio scrivere, essere contemporanea, ma senza sapere bene come, cosa scrivere. Scrivo sul mio essere inscritto in questo blog. Scrivo per nome e in grazia di Musidora.
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