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lunedì 12 agosto 2019
9 agosto 2019
Mi sveglio madida di sudore nel mio letto, in questo limbo che è la mia casa nell’agosto 2019, e indugio ricordando che stavo leggendo un libro per innesti. Addormentarsi leggendo sembra un gesto profondamente umano e nostalgico anche in questa notte spaziale così nera. Poi mi rendo conto di non essere affatto sudata. Il sudore è solo un ricordo del corpo. Bramerei di avere un corpo. Di nuovo ho sognato il sole che tremola al di là delle mie palpebre, la nascita della nostra fine, come un cinema nel cranio. Nel sogno le cose vanno esattamente come andavano nella realtà, ma più in fretta e per lampi retinici. I sogni hanno questo modo di distillare il tempo e sostituire immagini. Non sono un’attrice della mia scena onirica; sono più che altro un’osservatrice o forse, per essere più precisi, una mosca. E c’è un’altra cosa: nel sogno ho i denti marci, ma non proprio marci, piuttosto in disfacimento, come palazzi bombardati dove il microelemento della dimensione orale e il macroelemento della dimensione storica sembravano unirsi nel sogno intrecciati insieme in un’architettura che solo Lovecraft ha vagamente immaginato: accettare le carie senza trasalire, reggere il peso degli eventi, entrare totalmente nel turbine dell’umanità tutta ammettendo che la Storia non riguarda il passato bensì è qualcosa in cui entrare per sfondamento. Vivere le vita significava sapere che potevo morire in qualsiasi momento, come chi andasse gironzolando in piena notte sulle rotaie di una ferrovia fuori controllo. Al risveglio del sogno dissi al mio demone custode: - è come se tutti fossimo stelle nello spazio. Lo spazio cosmico è come un’arcata dentale e noi siamo piccoli denti fatti di stelle in attesa di estrazione dalla Storia, e la Storia è un dentista cieco che è tutto e dappertutto.
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domenica 16 ottobre 2011
A (lot of) dangerous method(s)

La critica si è espressa in modo piuttosto discorde nel valutare l'ultima fatica di Cronenberg, in generale però prevale l'idea che il maestro abbia atto un passo indietro rispetto alle sue prove più celebri, da Videodrome a Crash alla Mosca... Giancarlo Zappoli su Mymovies lo introduce come "Una profonda analisi su tre fragili personalità in costante ricerca" forse l'intenzione era quella, ma nella pratica si assiste ad un "ibrido tra un biopic statico e una piéce capace di mostrare un po' d'ironia nei confronti del transfert" (Pierpaolo Festa su film.it).
L'ironia sta in particolare alla fine dove si cerca di mostrare come medici e pazienti possano trovarsi sullo stesso piano, o addirittura invertire le parti così come accade tra Jung e Sabina Spielrein, la quale dopo esserne stata paziente diventa a sua volta stimata analista a cui viene richiesto di prendere in cura il dottor Jung caduto in una profonda depressione dopo la rottura dei rapporti con Freud. Il film cerca di dare a vedere quanto sia forte la sfera d'influenza del padre della psicoanalisi, ma anche i suoi limiti, le sue nevrosi che lo legano ad una pratica nata all'interno di un pensiero puramente positivista, che non mira a cercare di capire i meccanismi più profondi dell'agire umano, ma semplicemente a ricondurre quasi tutto ad un problema d'origine sessuale. è proprio qui che si discosterà il più giovane Jung, non senza scontare sulla propria persona la delicata questione di fino a che punto sia giusto reprimere il proprio essere.
La recitazione contenuta e compassata dei due analisti trova ribaltamento nelle turbe emotive di Sabina, interpretata dalla bella Keira Knightley che sembra divertirsi molto a calarsi prima nelle vesti di una convulsa nevrotica e poi di un'amante masochista quanto melanconica e turbolenta. Interessante notare come nel rapporto sado-masochista in cui trascina l'amorevole marito e padre di famiglia Jung, la donna assuma apparentemente le parti della vittima per celando una natura da carnefice in cui costringe l'altro a farle da aguzzino succube del suo desiderio di violenza risalente al rapporto con il padre.
Questa è la dinamica più interessante del film, per il resto sembra che il regista voglia inserire a forza alcuni passaggi che non hanno rilevanza ai fini della vicenda, ma piuttosto servono a far intendere che si è studiato bene la storia. Ma nel complesso si vede che Cronenberg mostra un certo riserbo nel trattare con personaggi dalle idee così complesse e influenti, e non riesce a dare spazio alla sua capacità immaginativa per troppo amore di forma, quasi rimanendo un osservatore esterno che ammirare i personaggi nella cornice creata.
Un metodo pericoloso, o meglio molti metodi pericolosi? Nel titolo si nasconde una domanda a cui la relazione proibita sembra suggerire più di una risposta, fino alla frase più citata di Jung, in cui "Forse occorre fare qualcosa d'imperdonabile (e quindi fuori dalle regole di chi è normale e chi è pazzo) per rimanere vivi.
Una serie d'immagini che possono dare un'idea della raffinata fotografia, e ancor più delle pose di Keira, a mio avviso una delle più talentuose attrici contemporanee.
Le foto prede da questo sito
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